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L'AMICO GEORRRGE AMMETTE: "L'IRAQ SEMBRA IL VIETNAM".

L'offensiva del Tet, Martin Luther King. A venti giorni dalle elezioni di midterm (7 novembre), due grandi storie del passato piombano come fantasmi in una delle più incerte sfide elettorali nella storia del Congresso americano.

Sono trascorsi più di trentotto anni da quel pomeriggio del 4 aprile, quando James Earl Ray freddò con un colpo di fucile alla gola il leader dei neri d'America; e ne saranno passati trentanove il prossimo gennaio da quando i guerriglieri vietcong, appoggiati dall'esercito di Ho Chi Minh, lanciarono il più grande attacco contro i militari Usa in Vietnam. In quasi quattro decenni l'America ha cambiato volto, pelle e nemici, ed ecco che nell'epoca della guerra al terrorismo globale il Vietnam e le marce antirazziste del Sud ritrovano notorietà.

Da quando è iniziata la guerra in Iraq molti paragoni sono stati fatti con la "palude vietnamita"; a volte reali, a volte forzati, spesso inesistenti. Chi li aveva sempre rifiutati era stata la Casa Bianca, per l'amministrazione Usa un qualsiasi paragone con la guerra e l'onore perduto nelle risaie del sud-est asiatico era fuori luogo. Fino a ieri, quando il presidente Bush ha ammesso che un'analogia esiste.

In un editoriale sul New York Times Thomas Friedman aveva scritto che la vera "sorpresa di ottobre" era l'offensiva della Jihad in Iraq, "equivalente all'offensiva del Tet": che militarmente fu un fallimento ma che fu invece un grande successo di propaganda per il suo impatto emotivo sull'opinione pubblica americana, che da allora cambiò atteggiamento sulla guerra in Vietnam. Quando George Stephanopolous, l'ex consigliere di Bill Clinton diventato commentatore di punta della rete televisiva Abc, ha chiesto a Bush cosa pensava delle parole di Friedman, il presidente ha risposto: "Potrebbe essere nel giusto, c'è sicuramente un aumento del livello della violenza man mano che ci avviciniamo alle elezioni".

La Casa Bianca ha poi precisato che il paragone non era tra le due guerre, ma solo "con la propaganda che accompagnò l'offensiva del Tet. Il presidente ha ribadito cose che aveva già detto, che il nemico sta cercando di scuotere la nostra determinazione".

Ai democratici non è parso vero. Della guerra in Iraq hanno fatto l'argomento di punta della campagna elettorale, diversi candidati del partito dell'asinello sono veterani dell'Iraq critici della Casa Bianca e con le notizie che arrivano dal Golfo (ieri il numero dei soldati Usa uccisi ad ottobre è salito a 72) le loro speranze di scalzare i repubblicani da alcune roccaforti aumentano ancora.

Quella di Luther King è un'altra storia. In uno spot elettorale, diffuso in tutte le tv del Sud e finanziato dalla "National Black Republican Association", si sostiene che l'eroe del movimento per l'uguaglianza razziale era repubblicano. Nello spot due donne nere lo elogiano: "Martin Luther King era un grande uomo", dice la prima; "lo sapevi che era repubblicano?", chiede la seconda spiegando come siano stati i democratici ad inventare il Ku Klux Klan.

Le reazioni non si sono fatte attendere. Il deputato democratico John Lewis, che ha partecipato negli anni Sessanta alle marce di protesta al fianco di King, ha definito lo spot "un insulto alla memoria e all'eredità di Martin Luther King, un affronto a tutti i valori per cui si è battuto". Accuse cui Frances Rice, militante repubblicana e presidente dell'associazione dei repubblicani neri ha replicato: "Eravamo tutti repubblicani in quel periodo, erano i democratici a mirare gli idranti contro di noi e ad aizzare i loro cani contro le nostre dimostrazioni".

Che fino agli anni Sessanta i neri siano stati difesi più dai repubblicani che dai democratici è un dato di fatto. Dai tempi della guerra civile (persa) fino a quelli di Kennedy, tutti gli Stati del Sud erano in mano ai democratici, democratici erano gli schiavisti, democratici i più noti politici che si battevano per mantenere la segregazione razziale. Nel 1960 però Martin Luther King votò democratico. John Kennedy, il futuro presidente, aveva contribuito a farlo liberare dal carcere dopo un accorato appello del padre (Martin Luther King Senior) che a liberazione avvenuta promise di portare almeno dieci milioni di voti neri ai democratici. Furono molti di meno, perché all'epoca John Kennedy era - come il suo partito - un sostenitore ancora molto timido del movimento per i diritti civili. Ma Luther King Junior votò per lui, e quattro anni più tardi per Lyndon Johnson, anche lui democratico.

Se il Gop cerca consensi tra i neri, i democratici tentano di conquistare il voto dei "latinos". Una bella mano gliela hanno data ieri proprio i rivali, quando si è scoperto che migliaia di lettere intimidatorie che invitavano gli ispanici della California a non recarsi alle urne ("altrimenti sarete messi in prigione o espulsi dagli States") erano state inviate dalla campagna repubblicana.

VI PREGO, QUALCUNO SPIEGHI A BUSH CHE NOI "COMUNISTI" LO AVEVAMO AVVERTITO. ERA E RIMANE UNA SPORCA GUERRA.

...E ORA, I CITTADINI DI TOCQUEVILLE E I FACINOROSI FASCISTI-FORZISTI CHE HANNO SEMPRE DIFESO QUESTA SPORCA GUERRA DI INVASIONE, COSA HANNO DA DIRE?

COME DIFENDERE IL LORO AMICO GEORRRGE...???
HO L'IMPRESSIONE CHE IL PRESIDENTE DEGLI USA NON SA PROPRIO COME USCIRNE DALL'IRAQ...IO GLI SUGGERISCO DI FARSI AIUTARE DAI NOSTRI AMICI ITALIANI CHE TANTO LO HANNO OSANNATO. GIUSTO? DAI SU COMINCIATE A TROVARE UNA SOLUZIONE...MA INTANTO VI SUGGERISCO IO UNA COSA: SVEGLIATEVI!!!

Pubblicato il 20/10/2006 alle 9.59 nella rubrica Politica Estera.

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