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RinascitaNazionale
Blog della sinistra italiana, Patriottica e Partigiana (a cura di Claudio Barocci)
 
 
 
 
           
       




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NUOVO FORMAT: ARTICOLI UNICI































"LA REPUBBLICA ITALIANA E' FONDATA SUI VALORI DELLA RESISTENZA PARTIGIANA".

"L'AMOR PATRIO E' SEMPRE APPARTENUTO ALLA SINISTRA ITALIANA: DAL RISORGIMENTO ALLA RESISTENZA".


Una d'arme, di lingua, d'altare,
di memorie, di sangue e di cor.

(A. Manzoni, Marzo 1821)



Qui si fa l'Italia o si muore!












"GRAZIE EROI DELLA PATRIA"



 
29 luglio 2011

RITROVIAMOCI

Pensavate di esservi liberati di me? Ebbene, il vostro Barocci è tornato, non so se per un saluto o per un appuntamento che diventerà continuo; comunque ci ritroviamo dopo 2 anni e tante cose sono cambiate: prima di tutto, dopo gli eccellenti risultati ottenuti nella mia zona (dal 10,50% delle europee all' 11,54% delle scorse regionali, appoggiando con successo l'elezione del capogruppo alla Regione Lazio, Vincenzo Maruccio) ho il piacere di comunicarvi che oltre a far parte del Direttivo Municipale dell'Italia dei Valori, ora faccio parte anche di quello Romano. Abbiamo aperto un circolo IDV in zona Magliana, il più attivo e numeroso su tutta Roma (alcune nostre iniziative sono andate in onda anche sul TG3 regionale); sono stato intervistato ad Anno Zero, mentre si manifestava contro Alemanno. Insomma si Resiste ancora, sempre di più contro il peggior governo di sempre, quello delle tasse e dell'illegalità. Ricordo alcuni anni fa, quando protestavo con rabbia contro Berlusconi e compagnia bella; le cose ora sono cambiate, ma in peggio. Ci troviamo davanti un governo piduista e autoritario, un carrozzone che sta in piedi solo per permettere al Cai-NANO di evitare tutti i processi che lo vedono coinvolto. Schifo ancor di più tutto ciò che ruota intorno al PDL e coloro che lo appoggiano. La vostra ottusità e stupidità, sta portando il Paese alla deriva. Fortunatamente c'è anche un'Italia che non dorme e il successo dei referendum (per i quali non so quante firme ho raccolto...) e l'elezione di Pisapia e De Magistris sono un segno chiaro e importantissimo. Berlusconi non è più maggioranza nel paese e la stessa Lega Nord perde pezzi ogni mese che passa. Siamo sulla strada giusta, per levarceli dai coglioni una volta per tutte. E' ancora una lunga marcia, ma siamo sempre qui, al nostro posto, pronti a difendere l'onore dell'Italia; come fecero tanti anni fa i valorosi partigiani di cui noi vogliamo portare avanti il loro messaggio ed esserne i degni eredi. A presto...molto presto!         


2 ottobre 2008

SUL FILM "MIRACOLO A Sant'ANNA" DI SPIKE LEE

Ci risiamo: i miei amici della destra fascista e forzista hanno confuso per l'ennesima volta la realtà dalla finzione, la storia oggettiva da un semplice film storico "romanzato". Ma andiamo con ordine: nel film, Spike Lee sostiene la versione falsa che la strage di Stazzema, in cui morirono trucidati centinaia di donne e bambini, fu causata da una sentinella partigiana che non aveva avvisato i compagni dell'arrivo delle SS. I soliti fascio-forzisti, figli legittimi di quel mondo fatto di "telenovelas" e "isole dei famosi", penseranno bene di utilizzare suddetto film per "abbeverarsi" di storia (anche perchè mi rendo conto che, per loro, leggere un libro costituisce un'impresa "fascista"): certamente, non si domanderanno se questa storia sia falsa o totalmente inventata. E' ora che qualcuno gli spieghi che il film realizzato da Spike Lee è un film e non un libro di storia da cui apprendere la storia eroica della Resistenza partigiana. Lo stesso regista si scusa dicendo di aver seguito la sceneggiatura (la storia) di James Mc Bride che a sua volta così si giustifica: "Chiedo scusa se ho urtato la suscettibilità e la sensibilità dei partigiani. Ma la mia storia è una finzione, una versione romanzata che scrissi dopo una visita a Sant'Anna di Stazzema dove nessuno parlava più dell'eccidio". Spike Lee ha aggiunto: "Faccio questo mestiere da ventitré anni, sono un artista che prende i suoi rischi, non è che per delle recensioni negative mi suicidi". Ma una tragedia come quella di Stazzema non la si inventa o non la si cambia per fare un film. Come afferma Giorgio Bocca, il migliore giornalista/storico d'Italia: "Spike Lee (il quale ha affermato che  "dopo gli attentati i partigiani fuggivano sulle montagne lasciando la popolazione civile esposta alle rappresaglie tedesche") ha una idea, sia pur labile, di cosa sia la guerra partigiana in ogni tempo e in ogni luogo? E', per l'appunto, ricorrere alla sorpresa, evitare di essere agganciati da un nemico superiore in numero e armi, mordere e fuggire al duplice intento di far del male al nemico e di sopravvivere. Questi sono i fondamentali di ogni resistenza armata, l'alternativa è una sola: rinunciare alla lotta di liberazione, accettare l'attesismo che fa comodo all'occupante". E ancora: "Abbiamo dovuto scegliere subito, sul campo fra attesismo e lotta armata. Chi c'era allora, sul campo, scelse la lotta armata perché l'attesismo era una falsa alternativa, se si stava fermi e zitti e buoni vinceva il nemico nazista, vinceva il terrore". L´Anpi condanna l´idea «di attribuire un ruolo decisivo nella dinamica della strage ad un immaginario partigiano traditore» e dichiara il proprio «sdegno e profonda amarezza» perché «a nessuno è consentito costruire e divulgare verità diverse, insinuando storie o fantasie false ed ingiuriose, che suonano offesa alle vittime, alla memoria, alla coscienza collettiva di un popolo, alla sua storia. Condanniamo nel merito un´operazione artistica che non aveva titolo né potestà di scrivere una pagina tanto falsa e deleteria» e che, conclude l´Anpi, può portare «acqua al mulino del revisionismo». Conclusione? L´arte è libera ma non di stravolgere la realtà storica (una realtà che emerge da oggettivi atti processuali). Ai "fascio-forzisti" dedico un solo consiglio: studiate di più e belate di meno.


18 settembre 2008

SILVIO BERLUSCONI E L'ANTIFASCISMO

Silvio Berlusconi, come sappiamo, è il presidente del Consiglio della Repubblica Italiana, una repubblica fondata sul sangue di tutti quegli eroi che si sacrificarono per la libertà e l'indipendenza della nostra Patria e che rispondono al nome di "PARTIGIANI". Con il loro coraggio, con il loro sacrificio, con i loro ideali, è stata scritta anche la nostra Costituzione, testo fondamentale su cui sono scritti diritti e doveri di ogni  cittadino italiano. E dovere di ogni cittadino italiano, e ancor di più di qualsiasi presidente del consiglio, è quello di essere non solo antifascista (essendo la stessa Costituzione antifascista) ma anche di diffondere gli ideali della Resistenza partigiana (tutta, bianca o rossa che sia). Sembrerebbe una considerazione scontanta, anche perchè nel resto d'Europa qualsiasi esponente della destra "democratica" (vedi Sarkozy o la stessa Merkel e da pochi giorni anche Fini) riconosce il ruolo e l'importanza del movimento resistenziale. Dicevo sembrerebbe scontata perchè purtroppo siamo in Italia, paese di fascisti,mafiosi e pecorones (forzisti in primis); infatti proprio ieri, prima di congedarsi dalla stampa, un cronista gli chiede se si considera antifascista, ricordando le polemiche dei giorni scorsi all'interno di An sul ruolo della Repubblica di Salo' e sui valori della resistenza. Il Cavaliere non si sbilancia e replica cosi': ''Io penso soltanto a lavorare". Una risposta degna di uno statista sarebbe stata: "si sono antifascista". Ma Silvio Berlusconi non è uno statista: da Berlusconi possiamo soltanto aspettarci che non conosca la vita di papà Cervi e dei suoi figli (come mostra il video). Per il nano, infatti, gli eroi sono altri: a cominciare dal mafioso Mangano, lo stalliere di Arcore. Vergogna a chi ti vota!


12 agosto 2008

LA STRAGE NAZI-FASCISTA DI S.ANNA DI STAZZEMA

''La commemorazione di vittime inermi della barbarie nazifascista deve essere di monito a non dimenticare gli orrori della guerra e dell'odio tra i popoli e vale a spronare, anzitutto i giovani, a promuovere i valori della Pace e della dignita' della persona attraverso il dialogo, la tolleranza e la coesione sociale''. ''L'impegno con il quale la vostra comunita' contribuisce a mantenere vivo il ricordo dei Martiri di Stazzema, conferma che i valori che animarono le scelte dei tanti, che si sono impegnati nelle fila della resistenza per restituire all'Italia liberta' ed istituzioni democratiche, costituiscono ancora oggi le fondamenta condivise della nostra Democrazia''. Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Parole che condivido ed invito a diffondere. Per non dimenticare, MAI!


10 maggio 2008

MARCIA FASCISTA DEI REDUCI DI SALO'? NO, GRAZIE


 
Ho ricevuto, alcuni giorni fa, una e-mail molto interessante da un mio fedele lettore, Giampaolo. Mi fa notare che molto probabilmente  Cuneo, il 10 maggio, sarà teatro di una manifestazione a dir poco scandalosa: la marcia dei reduci della Repubblica di Salò.
A richiederla è un tal Diego Michelini, della Federazione di Torino Repubblica Sociale Italiana, anche a nome dei Reduci della Repubblica Sociale Italiana. Immediato, giustamente, il «no» del sindaco Alberto Valmaggia e della giunta di centrosinistra. «Cuneo è la città di Duccio Galimberti che si appellò ai cuneesi perché si ribellassero a nazisti e fascisti e fu trucidato. È la città della Resistenza. Di Nuto Revelli. Vogliono provocare. Invitiamo il signor questore e il prefetto a vietare la manifestazione». È martedì sera. L’appello del Comune viene diffuso in un comunicato stampa. «Sarebbe la prima volta che i fascisti parlano in una piazza di Cuneo», stigmatizzano all’Istituto storico della Resistenza di Cuneo. Ci provò Giorgio Almirante negli Anni Settanta: finì che la manifestazione del Movimento sociale si tenne, blindata, al chiuso, con duemila ex partigiani a sfilare per le strade della città. Ma a quanto pare, è «Difficile dire di no», argomenta con una manciata di parole il presidente della Provincia, il liberale - ora di Forza Italia - Raffaele Costa: «Manifestare è un diritto. Ma resta il fatto che volerlo fare qui, a Cuneo, ha il sapore della provocazione». E se lo dice pure un forzista, ci sarà un motivo no? Giampaolo mi ha chiesto di dare visione alla faccenda e soprattutto alla possibile contromanifestazione promossa dalle organizzazioni partigiane: sabato, stessa ora (10,30), sempre nella parte vecchia di Cuneo. L'Anpi e le altre associazioni (tra cui Aned, Fvil, Fiap, Istituto Storico della Resistenza e della Società contemporanea, Cgil, Cisl, Arci, Acli, Associazione Combattenti e reduci, Partito Democratico, Rifondazione Comunista, Sinistra Democratica e la Citta Apertà) ritengono che sia una richiesta provocatoria in quanto: il mese di maggio del 1945 non ha rappresentato la fine dei lutti e delle sofferenze provocate dalla guerra voluta dal fascismo (morte persone sono morte in conseguenza delle ferite, molte internate hanno continuato a morire nei lager); il 10 maggio '45 a Cuneo c'è stato un solo morto, ed era partigiano; i giustiziati della RSI erano stati riconosciuti passibili della pena capitale (prevista dalle disposizioni insurrezionali del CNL Alta Italia) da un regolare tribunale della V° Zona Partigiana; Cuneo è città Medaglia D'oro e Città Simbolo della Resistenza. Riporto ancora dal comunicato stampa: "per questi motivi le associazioni sopraindicate, non solo deplorano la gravità della richiesta ma, preoccupate anche del clima di pericoloso revanscismo fascista e neonazista che si manifesta nel nostro Paese (vedi i recenti fatti di Verona), sottolineano i rischi di una ricaduta che una simile iniziativa potrebbe avere sulla civile convivenza recando una sostanziale offesa ai valori della Costituzione.  Pertanto le associazioni firmatarie, pur rispettando i morti di qualsiasi parte non possono tuttavia accettare le equiparazioni e si impegnano a riaffermare i valori della Resistenza e dell'antifascismo organizzando per sabato 10 maggio dalle ore 10:00 un presidio, davanti alla sala di S.Giovanni, dove è allestita la mostra "Liberazioni". Vorrei aggiungere un'ultima cosa: non si potrà mai equiparare chi ha combattuto per la libertà con chi ha combattuto per una dittatura. Mai. Ora e sempre Resistenza.

Last Update: 
sembra chiudersi definitivamente “per ragioni di ordine pubblico” la vicenda in questione. La marcia fascista non si farà. Bene cosi.

 


5 maggio 2008

"LA RESISTENZA NON SI DISCUTE". PAROLA DI ALEMANNO



Il neo-sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha rilasciato questa mattina delle dichiarazioni di enorme importanza, direi quasi rivoluzionarie, nei confronti dei caduti della Resistenza italiana; lo ha fatto dopo aver deposto una corona di alloro ai piedi del monumento di Porta San Paolo, simbolo della resistenza romana
(proprio da dove partì la manifestazione antifascista Anpi di alcuni giorni fa): "I valori della Resistenza non si discutono; sono valori di libertà contro gli occupanti. Non c'è nessuna polemica, ma grande rispetto e radicamento». E continua: "i valori della Resistenza non devono essere messi in discussione dalle opere di chiarimento storiografico e di ricucitura nazionale, perchè sono fondativi della Costituzione. Credo - ha concluso - che ciò che ho detto sia condiviso da tutta An. Nella destra italiana non esiste spazio per la difesa del totalitarismo".  Ora mi immagino le facce e le smorfie di tutti quei "fascisti di professione" e/o appartenenti alla destra sociale che, per anni, hanno combattutto proprio chi diceva "testuali parole". Finalmente, anche a destra, qualcuno si sta svegliando. Altri, compresi alcuni titolari di diversi blog di estrema destra (mi viene da ridere al sol pensiero), si staranno appena riprendendo dalla batosta provocata dalle parole di Alemanno sul movimento partigiano che, sistematicamente, vanno a distruggere anni e anni di loro sporche battaglie ed inutili slogan. La Resistenza è un valore comune, fatevene una ragione. Il prossimo anno, cari compagni, vi aspetto per festeggiare insieme il 25 aprile.


23 aprile 2008

ANTIFASCISTI DI TUTTA ITALIA, UNITEVI!



Silvio Berlusconi, attraverso il giornale di famiglia diretto da Mario Giordano, ha deciso di muovere guerra al movimento partigiano, alla Resistenza, ai valori che la festa della Liberazione da sempre infonde a tutti gli italiani.
Per mezzo di tal Giordano Bruno Guerri (dipendente di Arcore) si permette il lusso di affermare che la festa del 25 aprile è "una festa che divide"; segue un' intervista al sindaco di Alghero «che ha vietato Bella Ciao», e un altro pezzo sul sindaco di Milano che quest'anno diserta il corteo («e anche il primo maggio» perché non sarà in città, ma, assicura, ci sarà una rappresentanza della giunta), e due articoli contro l'Anpi, l'associazione dei partigiani. Ebbene, senza dubbio, si tratta di un attacco diretto e frontale nei confronti di coloro che rappresentano il meglio dell'Italia, la parte giusta, valorosa, coraggiosa e democratica; ma c'è da fare un'altra considerazione: attaccare la Resistenza partigiana significa allo stesso tempo attaccare anche il cuore della Repubblica italiana, la stessa Costituzione, nata dal sangue di coloro che si sacrificarono per la libertà e l'indipendenza della nostra Patria. Vogliono riscrivere la storia, vogliono equiparare i fascisti ai partigiani, vogliono dirci quale canzone cantare e addirittura, come ha affermato testualmente Gustavo Selva, senatore uscente del Pdl (quello che ha adoperato un'ambulanza per presenziare in una trasmissione tv in un giorno di blocco del traffico), "abolire la festa nazionale del 25 aprile". La deriva neofascista cui stiamo assistendo sta ormai assumendo connotazioni sempre più reazionarie: i fascio-forzisti vogliono colpire i valori più forti su cui è stata costruita la nostra Repubblica Democratica, in linea di continuità con quanto stava accadendo nel quinquennio berlusconiano 2001-2006. Sotto le insegne del "Popolo delle Libertà" (libertà dichiaratamente demagogica e populista, commerciale e pubblicitaria), "sputano sul piatto dove mangiano", dimenticando che se oggi possono dire e fare quello che ritengono più opportuno nel loro percorso politico, lo devono proprio a quegli uomini e a quelle donne che, rinunciando alla propria vita privata, andarono a battersi per riconquistare democrazia e diritti, duramente calpestati dal regime dittatoriale fascista. Come afferma Walter Veltroni: "ll 25 Aprile è la festa di tutti gli italiani, per ricordare il giorno in cui è stata restituita la libertà di dire ciò che si pensa, la libertà di votare, la libertà di stare in un partito, di fare un sindacato e di essere ebrei senza finire in un campo di sterminio. Non ci deve essere nessun italiano che considera questo giorno altro che una festa di tutti gli italiani, la festa della Liberazione". Quindi, cari lettori del mio blog, faccio un appello a voi e alla vostra sensibilità politica: il 25 aprile non andate al mare, non andate in montagna, non rimanete a casa ma partecipate alle manifestazioni, alle iniziative e ai cortei, in programma nelle varie città d'Italia, che celebrano la Liberazione dell'Italia e la riconquistata Libertà. Per quanto mi riguarda sento il dovere morale e politico di partecipare al corteo di Roma che muoverà da Porta S. Paolo (appuntamento alle 11) a piazza del Campidoglio. Vi aspetto, sperando che saremo in tanti a cantare a squarciagola quell'inno di libertà, indipendenza e democrazia che risponde al nome di "Bella Ciao". Antifascisti di tutta Italia, unitevi!


25 marzo 2008

PER NON DIMENTICARE: LE FOSSE ARDEATINE


«Questo anniversario rappresenta il simbolo del sacrificio della Resistenza italiana - dice Dino Casali, presidente dell´Anpi, associazione italiana partigiani d´Italia - i romani e non solo non possono e non devono dimenticare. Le moderne democrazie devono continuare a tenere viva la memoria. Non si può permettere che i giovani dimentichino cosa sono state le Fosse Ardeatine». Sull'iscrizione commemorativa: "viatori assetati di libertà fummo a caso rastrellati nelle strade e nel carcere per rappresaglia gettati in massa trucidati murati in queste fosse italiani non imprecate mamme e spose non piangete figli portate con fierezza il ricordo dell'olocausto dei padri se lo scempio su di noi consumato sarà servito al di là della vendetta a consacrare il diritto dell'umana esistenza contro il crimine dell'assasinio".
E qualcuno spieghi a Silvio Berlusconi il vero significato della parola "libertà", grazie (perchè non è soltanto uno slogan elettorale, capito pecorones?).


11 marzo 2008

ELEZIONI PER IL RINNOVO DELLA REDAZIONE DI KILOMBO: SULLA MIA CANDIDATURA


 
Le stavo aspettando: queste importanti elezioni per il rinnovo della redazione di Kilombo, il metablog della sinistra, le stavo aspettando da molto tempo ormai.
Mi domandavo quando si sarebbero svolte, chi si sarebbe candidato insieme al sottoscritto e chi mi avrebbe sostenuto, ma non ho mai ricevuto nessuna e-mail di avviso da parte della presente redazione. Sono venuto a sapere delle elezioni leggendo ieri mattina, per caso, un post di Valerio Pieroni, che parlava del suo programma e di una sua eventuale riconferma. Sono rimasto di sasso: perchè non ho saputo niente? perchè per colpa di un "problema tecnico" non posso candidarmi? Non rappresento anche io una parte della nostra sinistra italiana? Fortunatamente, ho subito trovato sostegno da parte di uno degli stessi candidati, ovvero ElfoBruno, il quale è stato cosi cortese da scrivere anche un appello per la mia possibile e speriamo certa candidatura per il rinnovo della redazione di Kilombo. E' un appello veramente ben scritto e soprattutto ben motivato che invito tutti a leggere ( e parliamoci chiaro: 3 posti per 4 candidati è sicuramente sconcertante). Se avrò modo di essere inserito nella lista dei candidati presenterò un mio programma e cercherò di ricordarvi cosa ebbi modo di promuovere. Come dice l'Elfo, rappresento la parte laica e di sinistra del presente Partito Democratico che guarda con assoluto favore e sostegno ai valori della Resistenza partigiana. Sarebbe un peccato non trovare spazio. Ora e sempre Resistenza.

P.s: ElfoBruno suggerisce di scrivere alla redazione di Kilombo per sottoscrivere il suo appello a favore della mia candidatura e di farlo in fretta perchè le elezioni si terrano la prossima settimana. Popolo di Kilombo sono nelle vostre mani. 


11 marzo 2008

SIAMO DEMOCRATICI ALTRO CHE FASCISTI

  

Precisiamo subito una cosa: è stato Silvio Berlusconi che ha scelto personalmente di candidare nelle liste "sicure" del Carrozzone delle Libertà il fascista Giuseppe Ciarrapico.
Ciarrapico, l'uomo che "non rinnega il fascismo"; sono fascista e me ne vanto il suo pensiero: gira addirittura una leggenda secondo la quale alle pareti delle redazioni delle sue testate ci siano appesi ritratti del Duce. Sembra aver trovato, all'interno del PDL di Berlusconi, il suo "habitat naturale", rilasciando dichiarazioni che vergognose è dir poco: "il fascismo fa parte della mia storia. rappresenta i miei ideali. La mia cultura. In politica però abbraccio il programma di Berlusconi. Condivido tutto quello che ha fatto dal ’94 in poi. E poi, diciamocelo, Berlusconi non è mai stato antifascista. Lo conosco da decenni, non mi ricordo nemmeno che abbia mai festeggiato un 25 aprile... ". E qui il fascista ha centrato un punto degno di nota: Silvio Berlusconi non ha mai partecipato ad una, e dico una, festa del 25 aprile, ne da politico ne da primo ministro  (è stato soltanto capace di fare una figura "barbina" da Vespa  quando pensava che papà Cervi fosse ancora vivo...ah la storia..!!!). Il cavaliere Berlusconi mostra astio su tutto ciò che riguarda la Resistenza, rinnegando allo stesso tempo, i valori della nostra carta costituzionale. Da qui al candidare numerosi fascisti nella sua lista il passo è breve: dalla Mussolini (che è riuscita a guardagnare anche un altro seggio) a Ciarrapico per arrivare al prode Tremaglia, a discapito dei vari liberali Biondi e Iannuzzi, mandati a casa a calci in culo. Una scelta, quella di Berlusconi, che sposta il Popolo delle Libertà sempre più a destra: non posso pensare che tanti elettori "moderati" vadano a votare un partito che conta piu fascisti che liberali. Gianfranco Fini, dal canto suo, dal suo "non conto niente, decide tutto Berlusconi", non può fare altro che protestare e subito dopo tornare all'angoluccio in silenzio. Fiamma Nirenstein, che a me non piace ma che in questo caso dimostra di essere almeno coerente, afferma di "essere incompatibile con chi rivendica il fascismo (Ciarrapico, fiero e fascista, risponde subito per le rime: «Fiamma Nirenstein? E chi è? Non la conosco. Dice che siamo incompatibili? Peggio per lei").  La candidatura di Ciarrapico sarebbe la carta vincente di Berlusconi? Pregherei gli elettori italiani di fargli capire che il fascismo non può e non deve essere la carta vincente di nessun partito italiano, mai più! Siamo democratici e da sempre partigiani, altro che fascisti. I fascisti e coloro che li candidano se ne tornino nelle fogne, grazie.


28 gennaio 2008

ORA E SEMPRE RESISTENZA, ADESSO PIU' CHE MAI



Silvio Berlusconi, in pieno stile leghista o fascista (fate voi), minaccia la rivoluzione (fascista?) se non si andrà a votare. Le sue parole parlano chiaro: "si voti o a milioni in marcia su Roma". La marcia su Roma.
Il leader della destra demagogica e xenofoba utilizza gli stessi termini e la stessa ferocia antidemocratica che tanto ci ricordano il caro (a loro sia ben chiaro) Benito Mussolini (mi fa pure schifo scrivere questo nome sul mio blog). Berlusconi ci dimostra continuamente che del Paese Italia poco gli importa, anzi proprio niente: ha realizzato una legge elettorale (il porcellum Calderolum) che gli ha permesso di limitare la disfatta alle elezioni politiche del 2006, poi ha detto "si" al referendum istituzionale, in seguito ha deciso addirittura di dialogare con Veltroni e il Partito Democratico per attuare una vera riforma della legge elettorale ed infine boccia ogni tipo di confronto politico al sol grido di "elezioni!" "elezioni!" "elezioni!" e al diavolo se le sue incoscienti decisioni e le sue politiche "voltagabbana" mettono gli italiani gli uni contro gli altri: l'importante è soddisfare i propri interessi personali e la sua fame di potere. Ma badate bene, il mio discorso non va tanto ad attaccare il nano con la bandana: lo conosciamo tutti, ed ormai sono diversi anni che ascoltiamo le sue deliranti farneticazioni. Il mio scetticismo, il mio spirito di rassegnazione, è tutto dedicato alla mia classe politica che non riesce a rispondere a dovere al leader del popolo delle libertà (se esiste ancora). Perchè i vari D'Alema, Fassino e Rutelli subiscono sempre e comunque le parole di Berlusconi? E' possibile che non riescano mai a reagire alle sue parole? Questo parla di rivoluzione e di marcia su Roma ed i nostri parlano "del cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me". Non hanno ancora capito che della morale al popolo italiano non importa niente. Basta questo finto buonismo, questo voler dimostrare la nostra (e c'è) diversità nei confronti della destra populista: è ora di reagire, mobilitiamoci veramente e dimostriamo a Berlusconi che se porta milioni di italiani a marciare su Roma, noi organizzeremo altrettante manifestazioni. Da quando in qua la destra ci deve insegnare come si manifesta? Cos'è quest'aria di disfatta? Enrico Berlinguer non ci ha insegnato niente? Restiamo uniti, mobilitiamoci e non permettiamo a questa destra illiberale di tornare al governo. Lo dobbiamo a chi si è sacrificato per un'Italia libera, unita e veramente democratica. La marcia su Roma se la tengano ben stretta nelle loro "testoline". Caro popolo di sinistra e del partito democratico, ci guidi una sola massima: "Ora e sempre Resistenza, adesso più che mai".



22 gennaio 2008

ARRIVEDERDI COMANDANTE BULOW

Nella foto Arrigo Boldrini (dal sito dell'Anpi)

Non c'è crisi di governo che possa oscurare questo triste addio. Un pezzo della nostra Italia più valorosa ci ha lasciati: si è spento a 92 anni Arrigo Boldrini, il coraggioso comandante Bulow, eroe partigiano.
Liberò Ravenna, la sua città, dai nazifascisti e fu guida ed esempio per tutti quelli che, non solo in quegli anni, lottarono per la libertà. La sua storia comincia nell’agosto del 43 quando, dopo aver combattuto durante la seconda guerra mondiale, decide di aderire al partito Comunista. Dopo l’8 settembre, Boldrini diventa protagonista assoluto della Resistenza in Emilia Romagna. Comandante di brigata, è lui a portare anche in pianura la guerra partigiana, fino a allora immaginata possibile solo sulle colline o sulle montagne. Scelse di stare dalla parte dei buoni, dei giusti, dei coraggiosi, di coloro che volevano far tornare grande la nostra Italia, libera ed indipendente, democratica ed ugualitaria. Ricevette la medaglia d'oro al valor militare, perchè lui si, se la meritò, rischiando la vita per tutti noi e per il suo paese. Queste le motivazioni: "Ufficiale animato da altissimo entusiasmo e dotato di eccezionale capacità organizzativa, costituiva in territorio italiano occupato dai tedeschi due brigate di patrioti che guidava per più mesi in rischiose e sanguinose azioni di guerriglia. Nell'imminenza dell’offensiva alleata nella zona – proseguiva – sosteneva alla testa del propri uomini e per più giorni consecutivi, duri combattimenti contro forti presidi tedeschi, agevolando così il compito delle armate alleate. Successivamente, con arditissima azione, costringeva il nemico ad abbandonare un'importante località portuale adriatica che occupava per primo. Benché violentemente contrattaccato da forze corazzate tedesche e ferito, manteneva le posizioni conquistate, contrastando con inesauribile tenacia la pressione avversaria. Si univa quindi con i propri uomini alle armate anglo-americane, con le quali continuava la lotta per la liberazione della Patria". Walter Veltroni afferma: "Se ne va un pezzo dell'Italia migliore". In un telegramma il presidente del Consiglio Romano Prodi ha ricordato come  «il suo interesse per la libertà di tutti sarà di sicuro esempio per le future generazioni». Ma, Romano Prodi, si dimentica che il popolo delle libertà non ha mai partecipato a nessuna ricorrenza partigiana, a nessuna commemorazione, a niente. Loro sputano sul piatto dove mangiano e sfruttano quella libertà che gente come Boldrini gli ha assicurato. I paladini delle libertà preferiscono partecipare ai raduni di Forza Nuova, di Alternativa Sociale e della Fiamma Tricolore. Tra fascisti, ovviamente, si intendono a meraviglia. Caro Boldrini, ovunque lei sia, sappia che porterò sempre con me il suo ricordo di uomo vero, onesto e soprattutto partigiano. Un uomo che per la libertà di tutti ha messo in pericolo la sua stessa vita. E la libertà di cui parliamo, non è la liberta "venduta a buon mercato" da Berlusconi sulle reti Mediaset e su Panorama. E' la libertà dell'Italia e di tutti gli italiani. Arrivederci comandante Bulow.

ORA E SEMPRE RESISTENZA.


29 novembre 2007

I GIOVANI E LA RESISTENZA: PROPOSTA



Sono preoccupato per come gli italiani stiano dimenticando cosa sia stata la Resistenza ed i valori che essa ha da sempre diffuso. Ogni giorno mi trovo a combattere "verbalmente" con numerosi cittadini italiani (ma è giusto definirli tali?) che infangano senza problemi di coscienza il sacrificio di circa 44700 partigiani, morti per liberare l'Italia da una dittatura nazi-fascista, per la libertà e per la democrazia. Mi domando dove andremo a finire di questo passo e soprattutto chi custodirà i valori della Resistenza Italiana. Quando i nostri nonni non ci saranno più, toccherà a noi farci carico di questo compito, far capire ai più giovani gli ideali che hanno mosso migliaia di italiani, uomini e donne, a rischiare le loro vite per ridare all'Italia un futuro di libertà e giustizia. Uomini e donne che hanno scelto di percorrere questa strada senza sapere dove sarebbero finiti: senza soldi, senza vestiti caldi, senza cibo, senza armi. Dall'altra parte i traditori della nostra nazione, i repubblichini, mercenari alle dipendenze dell'occupante nazista, uomini che hanno venduto la loro morale per quattro soldi ed una divisa nera, per stare dalla parte dei più forti, che hanno perpetrato una serie di stragi ai danni di donne e bambini (Marzabotto, Gorla, Borgo Ticino, Sant'Anna e San Polo in primis). Donne e bambini uccisi perchè magari un repubblichino andava a "spifferare" falsità sul loro conto (nel caso delle donne) e su quello dei loro genitori e mariti. Italiani che mandavano loro concittadini a morire solo per stare dalla parte del più forte, per avere una casa e qualche soldo in tasca. Gli ideali? Non venitemi a dire che la superiorità di una razza  o la vendita della propria Patria siano da considerarsi degli ideali perchè altrimenti andrebbe contro l'onestà intellettuale di ogni persona che si possa definire tale. Ci diranno che i partigiani si mossero soltanto a guerra finita: si risponderà facilmente che dall' 8 settembre 1943 al 25 aprile 1945 non è proprio guerra finita e che dovrebbero fare questa domanda alle famiglie di quei 44700 eroi della Patria che si sacrificarono anche per gente che fa delle domande tanto inopportune e vergognose (2 anni di guerra sono tanti, o vogliamo affermare il contrario?). Ci chiederanno che i partigiani hanno causato troppi morti tra i repubblichini: gli risponderemo con forza che per liberarsi da una dittatura non servono purtroppo solo fiori, sassi e qualche bastone. Ci diranno che dagli americani è venuto il maggior contributo: e noi saremo pronti a dire che questo è fuori discussione ma faremo notare anche che gli stessi americani hanno ringraziato i partigiani per il ruolo svolto durante la campagna italiana (Ecco il testo: «Nel nome dei governi e dei popoli delle Nazioni unite, ringraziamo.... di aver combattuto il nemico sui campi di battaglia, militando nei ranghi dei Patrioti tra quegli uomini che hanno portato le armi per il trionfo della libertà, svolgendo operazioni offensive, compiendo atti di sabotaggio, fornendo informazioni militari. Col loro coraggio e la loro dedizione i patrioti italiani hanno contribuito validamente alla liberazione dell’Italia e alla grande causa di tutti gli uomini liberi. Nell’Italia rinata i possessori di questo attestato saranno acclamati come patrioti che hanno combattuto per l’onore e la libertà.» Così recitava il « Certificato al Patriota» che veniva rilasciato ai partigiani combattenti. Ogni certificato era controfirmato da un ufficiale alleato e da un comandante partigiano. Dopo la Liberazione e il disarmo dei partigiani, i diplomi vennero consegnati dalle autorità di governo, insieme ad una misera pensione, alle migliaia e migliaia di combattenti che, in tutte le città d’Italia, fra torture e fucilazioni, si erano coraggiosamente battuti contro i nazisti e i fascisti di Salò); si tratta di riscatto della nazione amici miei. Ci diranno che la Resistenza è diventata patrimonio esclusivo della sinistra: e senza dubbio gli faremo capire che la resistenza è diventato patrimonio esclusivo della sinistra non solo perche l'80% dei partigiani erano di "sinistra" (ma questo potrebbe anche non interessarci in questa discussione) ma perchè e soprattutto dall'altra parte si sputa sulla Resistenza e sui suoi valori. Aprite le braccia anche voi alla Resistenza e vedrete che diventerà un valore comune, di tutti quanti. Ho letto, approvandolo, che da sinistra non tentiamo l'appropriazione indebita di valori e significati tanto profondi come la resistenza, la liberazione ecc...semplicemente la destra ha sempre tentato di prenderne le distanze, in questo panorama è facile l'associazione partigiano->sinistra e repubblichino->destra. Mai parole furono tante veritiere. La cosa che fa più schifo è che ci sono persone che ancora oggi si permettano di scrivere le seguenti frasi: 

- i fascisti non erano vittime, erano guerrieri, i partigiani non erano delinquenti, erano persone a cui piaceva giocare a nascondino sulle montagne.

- Mi fate pena, la resistenza italiana ha fatto più danni che altro, inventado poi storie come le camere a gas o i campi di concentramento che non erano altro che centri di accoglienza come quelli che abbiamo oggi per gli extra.

- 10...100...1000 partigiani a testa in giù .Priebke libero.

Io mi sento in dovere di fare qualcosa affinchè nessuno abbia la sfrontatezza di voler equiparare un partigiano ad un fascista. Questo non si può. Rispetto per tutti i morti di ambo le parti, questo senza dubbio, ma decisa differenziazione su chi era un giusto e chi no.  Mi rivolgo a chi crede nella Resistenza, bianca o rossa che sia, e gli domando se veramente vuole continuare a subire tale rigurgito fascista e questo totale attacco a ciò che è stato il movimento popolare partigiano.
Penso sia il caso di mobilitarsi, per lo meno qui, su internet. E questo invito deve essere sentito come un dovere di tutti noi, senza distinzioni di partito, di situazione economica o di collocazione geografica.  Magari, come primo passo, possiamo darci come compito quello di scrivere un post al mese sulla Resistenza. Poi chissà, magari creare un blog comune che abbia come tema portante l'antifascismo e la valorizzazione del mondo partigiano. Uniti si può, ma vi prego, dal profondo del mio cuore, di non allentare da questo punto di vista. La Resistenza non è ancora finita, soprattutto per noi giovani. Facciamo in modo che il loro sacrificio non sia stato vano.

Ora e sempre Resistenza


28 novembre 2007

INTERVISTA AD UN PARTIGIANO

 
Ho trovato su YouTube un'intervista ad un partigiano: da un incontro casuale sui lungarni a firenze, una testimonianza lucida delle resistenze di ieri e di oggi. Invito tutti i lettori del mio blog a capire le parole di questo eroe della Patria che decise di rischiare la vita per donare libertà e democrazia agli italiani di domani. In particolare,  ascoltate quando il partigiano trova sbagliato e vergognoso mettere sullo stesso piano "da vivi" coloro che parteciparono alla resistenza con i traditori repubblichini. Ed ascoltate dal minuto 07:00 cosa pensa del signor. Berlusconi e del famoso "sdoganamento" dei neofascisti. Brividi quando afferma che la Costituzione è intoccabile, perchè è una Carta che l'hanno scritta uomini "che avevano 20 anni di galera di fascismo sul groppone" e "le radici, le fondamenta di questa, si devono lasciare intatte, perchè questa Costituzione è stata scritta col sangue della gente che ha dato la vita".
E pensare che li chiamavano ribelli.

Chiudo con una frase che apre l'intervista: "quelli che non sanno ricordare il passato, sono condannati a ripeterlo". Mai frase è stata tanto vera. Povera Patria mia.


6 novembre 2007

ENZO BIAGI, UN SIGNORE DEL GIORNALISMO ITALIANO



Ha scelto di morire con il distintivo dei partigiani sul petto.


Questo perchè si è sempre sentito un partigiano, nel cuore e nella mente: ha creduto nel valore della LIBERTA', rischiando la vita per essa, sfidando e combattendo contro coloro che  la negavano; una libertà che va considerata nel suo vero e più profondo significato, non nel senso populistico e oserei dire "consumistico" tanto caro al signor Berlusconi (omettete la parola signor, mi servirà successivamente); una libertà di pensiero che non ha mai avuto colore politico, ma che si è sempre ispirata, giustamente, ai valori della Resistenza partigiana. E quando si trovò di fronte alla scelta di continuare o meno a lavorare in Rai, rinunciando però al suo libero pensiero, a quella onestà intellettuale che tanto manca nella società contemporanea, non ci pensò un attimo: salutò tutti quanti, fece armi e bagagli e scelse di continuare ad essere coerente con se stesso (qui il video in questione); decise di non rinunciare a quella libertà per non farsi comprare da colui che fa della libertà un mero prodotto di consumo. Mi piacerebbe sottolineare che anche Montanelli, su molti argomenti distante da Biagi, scelse questa strada (questo lo sottolineo per far riflettere i miei amici delle libertà su quanto il loro padrone avesse, ed abbia ancora oggi, poco a che fare con il vero concetto di libertà), una strada corretta e soprattutto seria. Chissà cosa ne pensano i vari Giordano (oggi parla di apprezzamento berlusconiano nei confronti di Biagi, pensate che tristezza) Feltri, Belpietro, Mimun, Ferrara, Rossella e Ferrara (Fede neanche lo nomino) riguardo tale riflessione. Il loro comportamento, giornalisticamente parlando, rimane vergognoso ed in effetti non si dovrebbe fare nemmeno un accostamento di fronte al già rimpianto Biagi. Cacciato dalla RAI berlusconiana con una raccomandata con ricevuta di ritorno: una vergogna per la storia del giornalismo italiano e per la stessa storia democratica del nostro paese. Cosa pensavano i miei amici di destra, quelli delle libertà, riguardo a Biagi? Questo è un esempio che vale per tutti. Un ragionamento veramente vergognoso che si commenta da solo.

Dal profondo del mio cuore, ringrazio il signor Enzo Biagi (lui si, un signore della storia d'Italia) per tutti i suoi scritti e le sue battute e soprattutto per quello che ci ha insegnato, ovvero che la libertà, quella vera, non ha prezzo.


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22 ottobre 2007

UNA PERSONA CHE NON MI PIACE



E' Clemente Mastella da Ceppaloni, colui che incarna, nella sua persona, tutto ciò che in male è stata la Democrazia Cristiana, quella del trasformismo,  della poltrona a tutti i costi e della raccomandazione facile, fino ad arrivare al politico che ricatta con il suo 1% un'intera maggioranza.
La strada percorsa da Mastella si commenta da sola (utilizzerò la fonte di wikipedia, super-partes per eccellenza) :  eletto deputato, nelle fila della Democrazia Cristiana. Dopo un lungo trascorso politico nella Democrazia Cristiana, fonda nel 1994 il CCD di cui è presidente, condividendone la leadership con Pier Ferdinando Casini. Qui comincia la sua avventura con Silvio Berlusconi, diventando ("ma pensa te che robba") Ministro del Lavoro. Nel febbraio 1998 è protagonista di una scissione interna al CCD, raccogliendo l'appello dell'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga di costituire una nuova formazione politica di centro, alternativa alle due coalizioni (e da qui comincia il sogno di Mastella di "ricostruire" la vecchia Dc, quella di De Mita e Forlani per intenderci). Mastella fonda così i CDR, Cristiano Democratici per la Repubblica, che si uniscono al CDU nella formazione di gruppi parlamentari unitari. Nel giugno successivo i CDR confluiscono con altre formazioni nel progetto politico dell'UDR, Unione Democratica per la Repubblica, di cui Mastella diventa segretario nazionale. Dopo la breve esperienza (la storia dell'UDR termina dopo appena un anno), nel 1999 fonda l'UDEUR, Unione Democratici per l'Europa, partito politico spiccatamente di centro. E stavolta, fiutando la vittoria di Prodi, cambia schieramento, concedendo il suo appoggio a caro prezzo: un pò come De Gregorio ha fatto pochi mesi fa, accettando di passare definitivamente con Berlusconi (per circa 500 mila Euro). Dicevo a caro prezzo, perchè ogni decreto o fatto politico che sia, è buono per far ricatti e minacciare la fine del governo Prodi.  Un esempio? Anche oggi l'Udeur fa sapere che si è svegliato con la "schiena scoperta": "Se si continua sulla cattiva strada e non ci sarà un chiarimento, verificheremo anche la possibilità di non votare il decreto sulla Finanziaria". L'Udeur punta i piedi. E, per bocca del capogruppo a Palazzo Madama, Tommaso Barbato, impegnato nella riunione della maggioranza sul dl, non nasconde la sua irritazione. "Mastella è molto arrabbiato per i comportamenti della maggioranza. O ci sarà un chiarimento con i vertici oppure vedremo" taglia corto il capogruppo. Che punta il dito sui "comportamenti dei partner della maggioranza. "C'è troppa ipocrisia se facciamo schifo, se siamo indigesti a qualcuno, noi ce ne andiamo". Un chiaro riferimento alla vicenda Catanzaro e alla polemiche con Di Pietro (lasciatemi dire che sto con Di Pietro in manera più che totale, ma ovviamente preferisco analizzare meglio l'intera faccenda).
La storia trasformista di Mastella è chiara; senza dimenticare che è stato eletto sindaco di Ceppaloni grazie a ForzaItalia e senza fare finta di niente riguardo i rapporti di amicizia con l'ex-presidente del consiglio comunale di Villabate e condannato per mafia Francesco Campanella. Rapporti tanto stretti che Mastella fu testimone delle nozze di Campanella. Alle stesse nozze fu testimone anche il presidente della Regione Sicilia Salvatore Cuffaro, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa (tutta na pasta?! Staremo a vedere). E vogliamo parlare dell'assunzione alla Rai di Mastella, che sarebbe stata agevolata da una raccomandazione del potentissimo democristiano Ciriaco De Mita, tanto che ne seguirono ben 3 giorni di sciopero della redazione locale (fonte "La Casta" del giornalista Gian Antonio Stella)?

In conclusione, affermo che mi vergogno di essere alleato con un politico del genere ma cosa avrei potuto fare? Il sistema elettorale ci chiede di scegliere tra due schieramenti. Mi tappo il naso e scelgo il meno peggio (e badate bene: il meno peggio perchè c'è un premier onesto e serio come Prodi che a me piace e stimo moltissimo; meno peggio perchè dall'altra parte c'è il male assoluto caratterizzato da forzisti, fascisti e leghisti; meno peggio perchè almeno di quà, si parla ancora di valori della Resistenza Partigiana).

Aggiornamento:
mi dicono che è stato fondatore anche di Alleanza Popolare con Martinazzoli (un altro buco nell'acqua).



20 settembre 2007

EQUIPARARE I CADUTI PARTIGIANI CON QUELLI DELLA RSI? MAI!



Nel giorno in cui si decide di tumulare al Monumentale Giovanni Pesce, il partigiano Medaglia d'oro alla Resistenza morto il 27 luglio scorso, il sindaco di Milano, Letizia Moratti  lancia una proposta che sta già facendo discutere: seppellire e ricordare insieme tutti i morti della guerra, partigiani e repubblichini insieme, nel Sacrario di Sant'Ambrogio. 
La proposta ha visto esultare, nel vero senso della parola, i miei amici di An (memori del loro passato!?), e la giusta rabbia dei militanti dell'ANPI di cui io faccio parte. Per questo voglio riportare la relazione di Tino Casali, presidente dell'ANPI, le cui parole quoto e sottoscrivo in pieno. Leggiamole tutti quanti con attenzione (e dopo averle lette, commentiamole insieme, spero, con toni apprezzabili):

http://www.anpi.it/dichiarazioni/casali_180907.pdf

Dopo averle lette, penso che la proposta della Moratti oltre che provocatoria sia sbagliata in toto: sapete come la penso sulla Resistenza (il bene) e la RSI (il male); forse sarò  pure "troppo estremista", ma farò sempre differenza tra chi combatteva per la libertà e chi, sudditi di Hitiler, per negarla; chi ha sacrificato la propria vita per ridare all'Italia credibilità internazionale, libertà di pensiero e di parola, anche a coloro che non la pensavano allo stesso modo, uguaglianza e una democrazia al popolo italiano (tutto). Che rabbia pensare che ci siano in giro tanti "disadattati sociali italiani" che rinnegano i valori e gli ideali della Resistenza partigiana, sputando, nel vero senso della parola, sul piatto dove mangiano...


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7 agosto 2007

QUANDO "ILGIORNALE" DI BERLUSCONI HA PROVATO A DIFFAMARE LA RESISTENZA ITALIANA (FINALMENTE LA CONDANNA)



Conoscete già il mio amore incondizionato per tutti quegli ideali, principi e valori che la Resistenza Italiana ci ha donato, senza contare la mia profonda ammirazione per chi, durante la guerra, ha fatto la scelta di ridare credibilità internazionale al nostro Paese, facendoci stare dalla parte dei giusti, allontanandoci una volta per tutte dal nazi-fascismo
(autore dei crimini più efferati della storia mondiale) e per dare, alla nostra Patria e a tutti i cittadini italiani, un sistema democratico basato sull'uguaglianza e sulla libertà (non la libertà di cui si riempie la bocca il BellaChioma...).
Per questo, a maggio, ho deciso di iscrivermi all'Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d'italia) e dare il mio contributo all'antifascismo insieme a coloro che rischiarono la vita per il loro ideale e allo stesso tempo per rendere omaggio e commemorare il sacrificio di migliaia di partigiani, morti veramente per la libertà. Sono antifascista e combatterò sempre qualsiasi tipo di rigurgito di fascismo.

Un commento pervenutomi da poco sul mio blog, mi ha fatto notare una notizia che Repubblica ha pubblicato da poco e che io ho deciso di riportare di seguito (vi avverto, ogni commento infamante la Resistenza potrebbe essere mal digerito dall'autore del blog):

"Nel 1996 Il Giornale scatenò una vera e propria campagna contro i partigiani che compirono l'azione di via Rasella. Quell'attacco che provocò 33 morti e scatenò la rappresaglia delle Ss alle Fosse Ardeatine. Articoli che, in pratica, tendevano a "scaricare" sul gruppo dei gappisti guidato da Rosario Bentivegna, le responsabilità della strage che provocò 335 morti. Ora, però, la Cassazione, confermando la condanna al risarcimento per diffamazione (45 mila euro) a beneficio dei gappisti e di Rosario Bentivegna che li guidava, boccia quella campagna di stampa, ne sottolinea le falsità e condanna il quotidiano di Paolo Berlusconi.
La Cassazione parte da un dato di fatto: l'attentato contro i tedeschi del battaglione 'Ss Bozen', fu un "legittimo atto di guerra rivolto contro un esercito straniero occupante e diretto a colpire unicamente dei militari".
Militari che non erano, come aveva sostenuto Il Giornale "vecchi militari disarmati", ma "soggetti pienamente atti alle armi, tra i 26 e i 43 anni, dotati di sei bombe e pistole".
Ed ancora. Non è vero che il 'Bozen' "era formato interamente da cittadini italiani" in quanto, continuano gli ermellini, "facendo parte dell'esercito tedesco, i suoi componenti erano sicuramente altoatesini che avevano optato per la cittadinanza germanica".
Poi la Cassazione si dedica alla contabilità delle vittime civili dell'attentato. Secondo Il Giornale erano sette. Ma non è così: "Ora nessuno più mette in discussione che le vittime civili furono due". Così come non era vero che dopo l'attentato erano stati affissi manifesti che invitavano gli attentatori a consegnarsi per evitare rappresaglie". Un punto, questo, portato avanti da una certa storiografia revisionista. Per smentire, la Cassazione parte dai fatti. "L'asserzione trova puntuale smentita nel fatto che la rappresaglia delle Fosse Ardeatine era iniziata circa 21 ore dopo l'attentato - dicono i giudici - , e soprattutto nella direttiva del Minculpop la quale disponeva che si tenesse nascosta la notizia di Via Rasella, che venne effettivamente data a rappresaglia già avvenuta".

Ad avviso dei supremi giudici, tutti questi fatti "non rispondenti al vero non possono essere considerati di carattere marginale". E anche se la Corte di Appello di Milano ha riconosciuto che si sarebbero potute esprimere "dure critiche sulla scelta dell'attentato, l'organizzazione, i suoi scopi", questo non basta per mettere in piedi un castello di inesattezze e falsità.
Per questo è da ritenersi "lesiva dell'onorabilità politica e personale" di Bentivegna "la non rispondenza a verità di circostanze non marginali come l'ulteriore parificazione tra partigiani e nazisti con riferimento all'attentato di via Rasella e l'assimilazione tra Erich Priebke e Bentivegna". Un parallelo che Vittorio Feltri, allora direttore del quotidiano, aveva azzardato in un editoriale. (pensate che vergogna!)
Soddisfatto il commento di Bentivegna: "E' la quarta sentenza di un'alta corte italiana, militare penale o civile che ci dà ragione con le stesse motivazioni, ma il il mondo è pieno o di imbecilli o di faziosi ancora disposti a sostenere il contrario. C'è poco da fare..".  Una frase che dovrebbe colpire nel segno, o almeno spero...

Concludo con un altro mio pensiero: i miei amici forzisti hanno esultato per la vittoria di Sarkozy in Francia; ma i miei amici forzisti, purtroppo per loro, non si ricordano che Sarkozy, appena è stato eletto, ha reso omaggio alla Resistenza Francese.  Berlusconi non sapeva nemmeno chi fosse papà Cervi...

ORA E SEMPRE RESISTENZA



4 agosto 2007

CLAUDIO BAROCCI COME GIORGIO BOCCA



La mia stima per Giorgio Bocca è senza limiti: partigiano, fondatore di una delle prime formazioni di Giustizia e Libertà, comandante della Decima Divisione Giustizia e Libertà, operante nella Val Grana, e vice commissario politico della sua zona. Da sempre critico nei confronti di Berlusconi, ha fatto della Resistenza il suo principale ideale, un pò come ho fatto io. Lancia numerosi moniti rivolti alle nuove generazioni, perchè ricordino i valori fondanti della nostra Repubblica (che dite, sarà soddisfatto del sottoscritto? Credo proprio di si). Ultimamente la mia stima nei suoi confronti si è ulteriormente rafforzata in seguito alla lettura della sua opera "Storia dell'italia Partigiana" (consiglio a tutti, pecorones compresi).

Ma veniamo al titolo del post: Claudio Barocci come Giorgio Bocca. Perchè Claudio Barocci, autore del blog di successo "RinascitaNazionale", si è permesso di paragonarsi al grande Giorgio Bocca? Semplice: il sottoscritto, come ho già accennato prima, fonda la propria idea politica e i propri ideali sui valori della Resistenza Italiana, e come il grande Bocca, vede Berlusconi come il male assoluto per la nostra amata Patria.
Volete un esempio concreto?
  Siete presto serviti: vi riporto parte di un mio post : "Avranno mai capito che Silvio Berlusconi, attraverso populismo e demagogia, sta cavalcando proprio gli stessi problemi causati da 5 anni di suo governo sconsiderato, caratterizzato da disastri, fallimenti e recessione economica?
Ecco cosa scrive Bocca, in uno dei suoi ultimi articoli apparso sul "Venerdi di Repubblica": "E intanto tutti fanno i cavoli loro e si lamentano del povero Prodi, che dovendo tenere in piedi la baracca, viene ogni giorno svillaneggiato da chi l'Italia l'ha fatta a pezzi".

Sia Barocci che Bocca affermano, in pratica, la stessa cosa: i forzisti e i fascisti, che l'Italia hanno fatto a pezzi, stanno cavalcando i problemi causati proprio dal loro "mal governare".
Chi può darci torto?


30 luglio 2007

RESISTIAMO CONTRO I NUMEROSI RIGURGITI DI FASCISMO IN ITALIA



Come membro dell'
Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d'Italia), sento il dovere morale di diffondere, attraverso il mio seguitissimo blog, notizie che ritengo di una gravità assurda, quei rigurgiti di fascismo che dovrebbero far riflettere tutti i cittadini italiani che votano una coalizione (la Cdl) all'interno della quale ci sono esponenti neo-fascisti, che non solo rinnegano il valore della Resistenza, ma inneggiano direttamente al fascismo e alla sua vergognosa storia.

Pochi giorni fa avevo diffuso la notizia delle scritte inneggianti a Erich Priebke, il boia delle Fosse Ardeatine, e alcune settimane fa, avevo parlato del rischio di vedere un fascista all'Istituto per la Resistenza di Verona (fortunatamente, la nostra mobilitazione ha avuto successo e il fascista non avrà modo di infangare l'onore e gli ideali della Resistenza Italiana) e della violenza squadrista durante un concerto a Roma a Villa Ada. Tanti episodi, gravissimi, che fanno pensare a un ritorno molto forte di fascisti e di partiti neo-fascisti nella società italiana. Movimenti di estrema destra che hanno ritirato su la testa, vista la possibilità offertagli da Berlusconi di correre insieme a lui per dare una mano alla Cdl nelle scorse elezioni politiche del 2006. Una alleanza elettorale e forse anche programmatica, che è continuata anche alle scorse elezioni amministrative del 2007: tutti insieme nella grande Casa delle Libertà, dove c'è posto per tutti, fascisti compresi.
Ma le notizie vergognose continuano: è notizia di alcuni giorni fa che il comune di Giulino di Mezzegra  (dove Mussolini è stato giustiziato con l'amante Claretta Petacci) intitolerà una piazza alla morte di Mussolini. Ebbene si, una piazza dedicata a Mussolini. «Sia chiaro - spiega il sindaco Bruno Bordoli, eletto due anni fa in una lista civica - il gesto per noi non ha alcuna valenza politica. Ha soltanto un significato storico e turistico. Storico perché quello che accadde qui quel giorno ha cambiato la storia d’Italia, e non solo, ed è giusto ricordarlo. Turistico perché come primo cittadino voglio fare di tutto per favorire l’afflusso di visitatori. Qui molta gente viene per il lago, ma anche per vedere i luoghi dove accaddero quelle cose». Ebbene si, per i soldi, si calpesta l'onore e la dignità di tutte quelle persone che morirono per ordine del Duce e del fascismo. Perchè? Perchè si devono fare i soldi con il turismo. Non ci sono più valori. Niente di niente.

Inoltre, a Milano, c'è stata la vendita di bottiglie di vino con l'effigie di Mussolini ed Hitler, subito ritirate, che fanno capire bene la sempre più vergognosa presenza di elementi fascisti all'interno della società italiana. Una vergogna che trova fondamento in coloro che giustificano e sminuiscono tali rigurgiti fascisti. Bisogna cominciare che anche da destra si condannino tali vicende.

Io controllo e tengo gli occhi aperti. Fatelo anche voi.
ORA E SEMPRE RESISTENZA.


25 luglio 2007

SCRITTE INNEGGIANTI A ERICH PRIEBKE A ROMA, IL BOIA DELLE FOSSE ARDEATINE: VERGOGNA!



Uno striscione di colore bianco con una scritta nera ed una rossa inneggianti all'ufficiale delle Ss Erich Priebke e con il disegno di una croce celtica è stato affisso in piazza Irnerio, poco distante dall'abitazione dello stesso Priebke. Le due scritte sono comparse ai lati della croce celtica, una recita: "Onore a Priebke"; l'altra è "Arde ancora il sacro fuoco dei vinti".
Ma il sottoscritto, non si meraviglia più: siamo tutti abituati
, ormai, a vedere alle manifestazioni della destra italiana bandiere con croci celtiche, saluti romani, bandiere e camicie nere; ad ascoltare inni fascisti, grida e i vari "A noi". Vi ricordate cosa successe a Napoli nell'aprile del 2006? Vi rinfresco la memoria (cliccate qui). Ho addirittura scoperto un prete che inneggia alla violenza e alla crociata (sue letture? l'autobiografia di Priebke, che non considera un boia, anzi...); cantano l'inno di Mameli, ma per quale motivo? Il fascismo è stato il male assoluto per la nostra amata Patria e cantano il canto di tutti quegli italiani che si sacrificarono per fare l'Italia e per difenderla e liberarla dai nazi-fascisti. Come si permettono questi personaggi qua, a dichiararsi difensori della Patria?! Su quali basi si permettono di disonorare la storia d'italia?
Mi domando come possa un cittadino serio e intelligente votare per una coalizione al cui interno ci sono personaggi che si dichiarano fascisti nel vero senso della parola. Come è possibile? Chi sono? Ma da dove sono usciti?
Stavano in un "angoletto", nelle fogne, ed invece, Silvio Berlusconi li ha sdognati, come ha sdoganato i leghisti, ovvero quelli che vogliono l'indipendenza della Padania
(di cosa? e cosa penseranno di questo sogno quelli che cantano l'inno di Mameli a mano tesa?". Ma un briciolo di coerenza e di onestà intellettuale potrà mai albergare in questi personaggi?
Ritornando al "fattaccio" di ieri, il sindaco di Roma Veltroni ha espresso «la più profonda indignazione per le intollerabili scritte deliranti comparse su uno striscione e inneggianti a Erich Priebke. Si tratta di un atto vergognoso che la città condanna e ripudia con fermezza e che offende la memoria delle vittime delle Fosse Ardeatine e di tanti cittadini romani, ancora oggi costretti a subire le dolorose conseguenze degli atti di cui quest'uomo è stato riconosciuto colpevole».  Colpevole non per tutti; ed è questo che fa pensare; come fa a ricevere atti di stima un criminale di tale fattura? Ma dico io, stiamo scherzando?
«L'Amministrazione sta provvedendo all'immediata rimozione del vergognoso striscione - ha aggiunto Veltroni - Chi lo ha scritto e affisso sappia che Roma non tollera atti di questo tipo, che contrastano con lo spirito con il quale in questa città stiamo cercando di costruire la memoria di quel periodo, che rappresenta la pagina più buia della storia recente - ha aggiunto il sindaco - Anni in cui la follia nazifascista provocò la morte di tante persone innocenti e rispetto alla quale da parte di Erich Priebke non c'è mai stata neanche una parola di pentimento per il male di cui si è macchiato».

ORA E SEMPRE RESISTENZA


22 luglio 2007

UN FASCISTA ALL'ISTITUTO PER LA RESISTENZA DI VERONA. VERGOGNA!



Udite, udite, cari lettori del mio blog: il neo sindaco di Verona, il leghista Flavio Tosi, con l'appoggio della maggioranza comunale di centro-destra, ha nominato un fascista, si avete capito proprio bene, il 35enne Andrea Miglioranzi («Fascista? Per me è un termine molto caro») come rappresentate del Comune all'ente fondato nel 1998 che ha tra i compiti quello di "raccogliere testimonianze di partigiani" , ovvero all'Istituto per la Resistenza di Verona. Ma chi è Andrea Miglioranzi? 
Tre mesi di carcere per istigazione all'odio razziale, leader degli skinhead, dirigente della Fiamma Tricolore, membro del gruppo musicale "Gesta bellica", che come pezzi culto ha canzoni dedicate a Erik Priebke ("Il capitano") e a Rudolph Hess ("Vittima della democrazia").
Ovviamente qualcuno a  Verona, città medaglia d'oro per la Resistenza, si è opposto. Oltre allo scultore e sopravvissuto ai campi di concentramento Vittore Bocchetta («Qui è peggio del periodo di Hitler, a Verona manca totalmente la memoria storica»), è la senatrice di Rifondazione Tiziana Valpiana a organizzare la protesta. «Io sono anche componente del direttivo dell'Istituto e posso promettere che Miglioranzi non varcherà mai la soglia della nostra sede. Mi impegno in nome dei miei parenti morti a Mathausen. La sua nomina è in spregio alla resistenza e già lunedì chiederò a Oscar Luigi Scalfaro, come presidente degli enti di ricerca sulla resistenza, di chiedere l'annullamento della nomina». La senatrice Valpiana, poi, dietro Miglioranzi vede la mano di Tosi. «Sono sicura che l'idea è sua. Il nuovo sindaco vuole mostrarsi come uomo forte, come nuovo Gentilini (l'ex sindaco di Treviso, ndr) e per farlo arriva a provocazioni come quella di nominare un fascista pregiudicato a custode della memoria dei partigiani».

Mi auguro vivamente che ci sia uno sbaglio, che la cosidetta "destra moderna e liberale" (ma esiste?) non arrivi a nominare veramente un fascista  a custode degli ideali partigiani; sarebbe uno "smacco" per la nostra amata Patria, glorificata da quei semplici cittadini che sacrificarono la loro vita per ridare all'Italia credibilità internazionale, indipendenza, libertà, uguaglianza e democrazia. Sarebbe una vergogna.


17 luglio 2007

APPELLO DELL'ANPI ALLA VIGILANZA CONTRO LE PROVOCAZIONI NEOFASCISTE


 
Come membro dell'ANPI di Roma, riporto il comunicato ufficiale "romano" che manifesta il pensiero dell'associazione riguardo i numerosi gesti neofascisti avvenuti in queste settimane a Roma (Villa Ada fra tutte).

Qui trovate il testo.

ORA E SEMPRE RESISTENZA, contro qualsiasi rigurgito di stampo fascista.
Spero in una condanna forte e sincera soprattutto dalla cosiddetta destra liberale e moderna. Sempre se in Italia esiste qualcosa del genere.


13 giugno 2007

PRIEBKE LIBERO: vergogna!



Oggi, il Tribunale militare di sorveglianza, ha deciso che l'ex ufficiale delle SS, Herich Priebke, potrà lasciare ogni giorno i domiciliari per andare a lavorare.



Ma perchè, ancora non avevamo buttato le chiavi di casa? Eppoi lavorare a 93 anni nell ufficio del proprio legale mi sa tanto di "furbata". Che lavoro potrà mai fare un criminale come lui? A quella età?
Dice bene il sindaco di Roma, Walter Veltroni: «Roma non potrà mai dimenticare. In questo momento un pensiero solidale, la vicinanza della città e la mia personale vanno a tutte le vittime della barbarie nazifascista, ai loro familiari e alla comunità ebraica».



PRIEBKE, RICORDATI CHE L'ITALIA NON DIMENTICA, soprattutto noi romani.


Qui riporto il comunicato ANPI contro la libertà concessa al criminale nazista.



 

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